31 marzo 2011

Rodolfo e Maria

30 GENNAIO 1889: trovati uccisi Rodolfo d’Asburgo e Maria Vetsera.

Quella mattina del 1889 si sparse l’orribile notizia: il principe ereditario Rodolfo era stato trovato morto ammazzato in una stanza del castello di Mayerling. Omicidio, suicidio? Prevalse la tesi del suicidio e, quando filtrò che c’era anche Maria, attorno alla coppia nacquero leggende. Il cinema si impossessò della loro storia e ai nostri giorni, quando ancora se ne parla, si immaginano due bellissime e infelici creature che hanno voluto concludere insieme e tragicamente la loro vita...ma altre ipotesi parlano di omicidio politico. .


I PROTAGONISTI

RODOLFO D'ASBURGO

Il terzo figlio di Elisabetta e Francesco Giuseppe era "finalmente" il maschio tanto aspettato e desiderato dalla corte di Vienna come futuro erede dell'impero asburgico. Rodolfo si rivelò presto un bambino precoce con una straordinaria intelligenza e sensibilità. Già a cinque anni riusciva a farsi capire in cinque lingue, era dotato di un temperamento vivace e di una fantasia esuberante. Ma dall'altra parte era fisicamente debole e spesso malato, era timido e molto bisognoso di affetto. Senza dubbio aveva ereditato molto dalla madre, sia in positivo che in negativo.


Ma Rodolfo era destinato a diventare imperatore e così Francesco Giuseppe stesso aveva ordinato ai suoi educatori "di frenare cautamente lo sviluppo psichico e di promuovere con tutti i mezzi quello fisico". Un imperatore doveva essere forte e coraggioso e soprattutto un buon soldato. Rodolfo fu sottoposto a vere e proprie torture psico-fisiche per "irrobustirlo": per fargli superare la sua timidezza e per "indurire" il suo carattere abbandonarono p.e. il piccolo Rodolfo, a 6 anni, in un grande parco dicendogli che c'erano in giro dei cinghiali pericolosi. Il piccolo Rodolfo urlava per la paura e voleva uscire a tutti i costi, ma le porte del parco erano state chiuse a chiave. Di notte, il suo "educatore", il conte Gondrecour, svegliava Rodolfo ogni tanto con degli spari di pistola. Per l'epoca questi metodi erano normali nelle scuole militari, ma per Rodolfo il risultato di queste sistematiche brutalità fu che divenne sempre più debole, nervoso e malato e a un certo punto si temette addirittura la sua morte.


All'epoca Elisabetta non si sentiva ancora sufficientemente forte per influenzare in modo decisivo l'educazione dei suoi figli. Ma quando le riferirono che Rodolfo era in punto di morte Elisabetta, che finora aveva celato la sua opposizione alla corte sotto il manto di innumerevoli malattie e fughe interminabili da Vienna, per la prima volta si ribello in modo esplicito, forte e chiaro.
Scrisse una lettera al marito in cui, con un tono insolitamente acido, pretese "assoluti e pieni poteri sulla educazione dei figli fino alla loro maggiore età, il pieno potere per decidere chi e con quali metodi li doveva educare." E già che c'era pretese anche per se stessa il diritto di "decidere, senza dover rendere conto a nessuno cosa faccio, dove vado e la massima autonomia su tutte le faccende che riguardano me". Firmato "Elisabeth, Ischl, 27. August 1865". Questo documento, uno shock per il marito e per tutta la corte, fu per Elisabetta, dopo 11 anni di matrimonio, una specie di dichiarazione di indipendenza. Fu un ultimatum, un vero e proprio ricatto, perché aggiunse: "O se ne va Gondrecour (l'educatore di Rodolfo) o me ne vado io". Nessuno dubitava che lo dicesse sul serio. E Elisabetta ottenne quel che voleva: Gondrecour fu licenziato e Elisabetta predispose tutto affinché il povero Rodolfo, che dopo questo cambiamento si riprese velocemente, potesse ricevere un'educazione più adeguata. Per tutta la sua vita Rodolfo che, fin da piccolo, era molto affezionato alla madre non avrebbe mai dimenticato che Elisabetta gli aveva praticamente salvato la vita.

Dai nuovi insegnanti che Elisabetta aveva scelto con cura Rodolfo ricevette un'educazione esplicitamente liberale e antiaristocratica che lo allontanò, già nell'adolescenza, sempre di più dalla politica della corte di Vienna. Paradossalmente, una volta sistemata la "questione Rodolfo", Elisabetta perse ogni interesse per il suo unico figlio maschio che, in realtà, era molto più simile a lei, di carattere e di opinioni politiche, rispetto a Valeria, l'ultima nata di Elisabetta e Francesco Giuseppe, che lei invece amava smisuratamente e cercava di viziare in tutti i modi. Così Rodolfo, guardato con sospetto dalla corte e praticamente abbandonato dalla madre, che lui invece continuava ad amare molto, si sentì sempre più isolato, in particolare da quando, dopo aver raggiunto i 18 anni, suo padre e con lui la parte conservatrice della corte riprese nuovamente in mano la sua educazione.

Durante i suoi viaggi di studio in Europa, in particolare durante un viaggio in Gran Bretagna che gli piaque moltissimo, Rodolfo si convinse di dover entrare attivamente nella discussione politica. Ma, essendo principe ereditario, non poteva farlo apertamente, inoltre aveva paura di attirarsi le ire del padre, che temeva, ma allo stesso tempo amava e rispettava. Il suo primo scritto contro la politica antiquata dell'aristocrazia (vedi sopra), redatto da lui all'età di 19 anni e pubblicato anonimamente a Monaco di Baviera, fece un'enorme scalpore a Vienna e l'ignoto autore fu violentemente attaccato e condannato dalla stampa della corte. Negli anni successivi Rodolfo s'immischiò sempre più frequentemente negli affari della monarchia, delle volte apertamente, ma più che altro scrivendo come giornalista, sotto vari pseudonimi che vennero scoperti solo dopo la sua morte. Voleva fare politica, ma non poteva. Per poter realizzare le sue idee prese addirittura in considerazione il progetto di farsi incoronare re dell'Ungheria che un gruppo di influenti aristocratici ungheresi preso anche sul serio e sviluppò fino a sfiorare il complotto.

Il suo isolamento in famiglia, la rigida severità e l'immobilismo del pur amato padre, il disinteresse della madre Elisabetta che continuava a non occuparsi di lui e che in fondo non sapeva nulla di quello che pensava il figlio, l'impossibilità di fare politica attivamente, la paura del suo stesso ruolo di futuro imperatore, in cui sarebbe stato circondato da persone che lo odiavano e che lui odiava - tutto questo accentuò anche la sua labilità psichica, di cui aveva sofferto già da bambino. Cominciò a bere e a prendere morfina. Forse, ma non esistono prove o indizi chiari, il padre venne a sapere del suo piano segreto di diventare re dell'Ungheria il che, se è vero, sicuramente fece precipitare la situazione già drammatica. Tutto fu ulteriormente aggravato dalla gonorrea che Rodolfo si era preso per via delle sue numerose compagnie femminili di passaggio e che lo fece diventare sempre più melanconico

MARIA VETSERA

La famiglia Vetsera (in origine Vecera) era originaria di un piccolo paese a sud di Bratislava denominato all’epoca Uszor (in ungherese) e oggi Kvetoslavov. Il padre di Maria, Albin era figlio di Georg Berhard Vetsera, che tra il 1839 e il 1849 fu capitano della città di Bratislava.
Albin, grazie ai servigi resi da suo padre all’imperatore Francesco Giuseppe, poté studiare all’Accademia diplomatica di Vienna iniziando così una carriera che lo avrebbe portato ad assumere incarichi in importanti ambasciate in Europa e nel medio oriente.
Nel 1863 Albin conobbe a Costantinopoli Elena Baltazzi (Helene), di lontane origini Italiane, figlia di Theodor Baltazzi ricco consigliere finanziario del sultano e uno tra gli uomini più facoltosi di Costantinopoli. I due si sposarono il 2 aprile 1864 a Costantinopoli, nel 1868 la famiglia si divise e mentre Elena si stabiliva a Vienna, Albin veniva trasferito a San Pietroburgo.

A Vienna nasceva quindi Maria, terza di quattro fratelli (Ladislaus 1865; Johanna 1868; Marie 1871, Franz Albin 1872). Albin Vetsera fu ordinato nel 1867 Cavaliere dell’Ordine di Leopoldo (ordine imperiale austriaco) per meriti inerenti al suo lavoro diplomatico e, sempre per tali meriti, il 2 ottobre del 1869 gli fu conferito l’Ordine di Santo Stefano (ordine regio ungherese) venendo così innalzato al ceto baronale; di qui deriva il “Freiin” aggiunto al cognome di Maria Vetsera, di fatti “freiin” significa baronessa in tedesco e solitamente il von si anticipa ai cognomi degli aristocratici germanici. La famiglia Vetsera al suo arrivo a Vienna abitò inizialmente in Schuttel strasse 11 e più tardi si trasferì nel palazzo Vetsera – Baltazzi in Salesianer Gasse 11 che rimase di loro proprietà fino al 1897.
Nel corso degli anni ottanta dell’ottocento il salotto dei Vetsera divenne uno dei più frequentati dall'alta borghesia e dalla nobiltà viennese.

Maria Vetsera nata nel 1871, negli anni 70’ e 80’ dell’ottocento durante la stagione estiva, si recava con la famiglia spesso a Pardubice in villeggiatura, nell’odierna Repubblica Ceca, dove prima Elena e poi Maria conobbero la contessa Larisch Von Moennich -Wallersee che tanta parte avrà nella tragedia di Mayerling.
Per quanto riguarda la vita di Maria Vetsera sembra non esserci molto da registrare fino al 1888 anno in cui la semplice infatuazione adolescenziale per il “Kronprinz” (erede al trono) Rudolf si trasformerà in una vera relazione sentimentale. La sua educazione fu affidata ad un precettore amico del padre. Sembra che tra gli insegnamenti ci fossero oltre alla lingua inglese anche lezioni d’arte, di conversazione e di canto; la Vetsera infatti faceva parte del coro dell’Augustinerkirche. Oltre a tale educazione modesta, ma assolutamente in linea con quanto insegnato alle giovani fanciulle della media aristocrazia austriaca, Maria era molto appassionata di equitazione. Tale passione gli fu trasmessa dagli zii Baltazzi (fratelli della madre), difatti la piccola veniva portata dagli zii spesso al Prater e, in adolescenza, su i più prestigiosi campi d’equitazione d’Europa. Secondo la madre di Maria Vetsera, Elena Vetsera, la baronessina (come Maria viene denominata nel libro della madre) si sarebbe infatuata del Principe Rodolfo proprio durante le corse di primavera che si tennero al Prater nel 1888.
Molti biografi sono tuttavia concordi nell’attribuire alla piccola Vetsera un’infatuazione per l’erede al trono già prima di tale data (probabilmente fin dall’inizio dell’età adolescenziale), infatuazione che si sarebbe trasformata poi in amore quasi ossessivo nel corso del 1888.

Maria Vetsera era già da tempo infatuata del principe ereditario quando si verificarono i primi incontri tra i due nella primavera del 1888 al Prater a Vienna. Si rileva che per primi incontri s’intende solo che i due si trovarono nello stesso luogo nel medesimo momento e non che i due avessero modo di parlarsi o di stare insieme da soli. Alle corse dei cavalli al Prater lei lo vedeva spesso seduto in tribuna o alla fine della gara quando egli passava in rivista o in saluto lungo la Prater Alee.
Durante questi primi incontri vi furono solo giochi di sguardi e sorrisi, di qui la convinzione della Vetsera, poi verificatasi fondata, di essere corrisposta dal principe o quantomeno notata. Nell’estate del 1888 Maria partì per un viaggio di studi in Inghilterra, in quest’occasione confessò in una lettera alla sua amica “Hermine Tobis” di provare un dolore molto profondo come se si dovesse separare dalla cosa più preziosa che vi fosse nella sua vita, ella si augurò inoltre di ammalarsi per rimanere a Vienna. Al suo ritorno dall’Inghilterra la baronessina scrisse alla sua amica Hermine, la quale tentava di dissuaderla da questo amore impossibile, che non solo non aveva dimenticato il principe ma che lo amava ancora più profondamente.
L’amore per Rodolfo d’Asburgo era ormai diventato una vera ossessione.

La Vetsera, secondo la contessa Larisch, ai primi di ottobre arrivò al punto di scrivere una lettera indirizzandola al principe ereditario dove, probabilmente (la lettera non è stata mai ritrovata), gli esprimeva tutti i suoi sentimenti. I due si rividero nel corso di ottobre all’inaugurazione delle corse a Freudenau e all’inaugurazione della stagione teatrale, probabilmente al Burg Theater. Secondo le rivelazioni fatte dalla cameriera personale della baronessina Vetsera (Agnes Jahoda) una vera svolta la si ebbe quando, a fine ottobre, Maria ricevette una raccomandata dal principe in persona, dove lui le confidava di sentire il suo medesimo bisogno, quello di parlare, e le chiedeva un appuntamento al Prater.
In seguito a questo episodio entra prepotentemente in gioco una figura centrale nella relazione tra il principe ereditario e Maria Vetsera: la contessa Maria Luisa Larisch von Mohennich – Wallersee.
La contessa Larisch – Wallersee era la figlia di Luigi di Wittelsbach fratello di Elisabetta d’Austria (Sissi) madre di Rodolfo; era dunque la cugina di quest’ultimo. Come si è già detto anche Maria Vetsera conosceva bene la contessa Larisch in quanto quest’ultima era amica di famiglia, villeggiante a Pardubice, nonché frequentatrice del salotto dei Vetsera. La Larisch diventerà da questo momento in poi l’anello centrale della catena che unirà Rodolfo a Maria. La Larisch sfruttò anche l’occasione per chiedere, sembra, forti somme di denaro al ricco cugino.

Alla fine di ottobre del 1888 sia Maria che Rodolfo scrissero, indipendentemente l’uno dall’altra, alla contessa Larisch, che si trovava a Pardubice, chiedendole di ritornare al più presto a Vienna al fine di permettere un incontro tra i due al Prater per parlare. Tale richiesta si spiega con il fatto che Maria non poteva uscire di casa se non accompagnata dai genitori, o da qualcuno molto vicino alla famiglia, vista la sua ancora tenera ètà (17 anni); in questo frangente la Larisch avrebbe potuto con una scusa far uscire Maria di casa con lei e permettere così il suo incontro con Rodolfo.

La Larisch arrivò a Vienna e l’incontro venne organizzato per il 5 novembre 1888 ma non al Prater bensì al castello (Burg). Di tale incontro si è certi perché la Vetsera lo racconta in una lettera alla sua amica Hermine. Alcuni autori (Holler, Haman e altri) sostengono che in realtà il primo incontro sia avvenuto precedentemente tale data, ma non vi sono prove documentali di ciò. La tesi che anticipa gli incontri della Vetsera con Rodolfo addirittura alla primavera del 1888 viene sostenuta al fine di giustificare una presunta gravidanza della Vetsera che sarebbe iniziata il 5 novembre; non quindi data del primo incontro ma data del primo rapporto intimo tra i due. Tuttavia tale evenienza non è mai stata provata.
Dopo il primo incontro con Rodolfo ne seguirono altri. La madre di Maria nelle sue memorie giustificative, scritte poco dopo la morte della figlia, imputa direttamente alla contessa Larisch di aver altre volte favorito le visite di Maria al Kronprinz, con la scusa di farsi accompagnare per delle commissioni.
La Larisch pur ammettendo di aver favorito gli incontri tra Rodolfo e Maria rivela anche che una carrozza aspettava la Vetsera tutte le notti in Salesianer Gasse, in modo tale che se la baronessina avesse potuto “sgattaiolare” fuori di casa senza essere vista dalla famiglia sarebbe stata condotta immediatamente al Castello dal principe. Quasi tutti gli autori sono d’accordo nel considerare tale eventualità improbabile e frutto della volontà della Larisch di non apparire come l’unica persona che abbia permesso la liaison, poi finita in tragedia. In seguito il cocchiere personale di Rodolfo, Bratfisch, dichiarerà di aver portato Maria al castello per una ventina di volte, ma sempre aspettandola dietro il Grand-Hotel in Maximilian strasse (oggi Mahler strasse) dove alloggiava la contessa Larisch.

Tra i vari incontri intercorsi risulta di particolare importanza quello che avvenne in data 13 gennaio 1889.
Si è certi di tale data in quanto la Vetsera scrisse il giorno seguente alla sua amica Hermine confessandole di essere stata la sera precedente dal principe Rodolfo e che entrambi avevano perso la testa, aggiungendo che ora lei gli apparteneva e che doveva fare tutto ciò che lui voleva. In tale occasione Maria ricevette in regalo dal principe un anello in ferro con le iniziali I.L.V.B.I.D.T (In Liebe Vereint Bis In Den Tod) cioè “uniti nell'amore fino alla morte”. Tale avvenimento viene interpretato da alcuni autori come il primo rapporto intimo tra i due, da altri come il momento in cui decisero di uccidersi.

Il 25 gennaio 1889 la Vetsera si recò da una chiromante, accompagnata dalla cameriera Agnes, per chiedere lumi sul proprio futuro. Probabilmente i due amanti avevano discusso della possibilità di uccidersi nell’incontro del 13 gennaio e anche nei due incontri successivi del 19 e del 24 dello stesso mese. Da registrarsi a questo punto che Rodolfo d’Asburgo aveva da tempo manifestato intenti suicidi e aveva già proposto alla sua amica (intima) Mizzi Caspar [leggasi Casper] di suicidarsi insieme; questa però non solo non accettò, ma si recò alla polizia dove denunciò l’accaduto. Il giorno 26 gennaio 1889 avvenne un duro scontro tra l’imperatore Francesco Giuseppe (padre di Rodolfo) e Rodolfo in merito al pessimo andamento del matrimonio di quest’ultimo, della sua vita sregolata, della sua frequentazione scandalosa con la giovanissima baronessa Vetsera, nonché per le sue idee liberali troppo vicine ad una certa opposizione ungherese. Lo stesso giorno la madre di Maria, Elena, scoprì per la prima volta, o perlomeno lei così afferma nel suo opuscolo giustificativo, la relazione tra Maria e Rodolfo; in seguito Elena scrisse di non aver tuttavia sospettato che fosse già avvenuto un rapporto intimo.

Il giorno 27 gennaio ebbe luogo il ballo all’ambasciata germanica dove Maria e Rodolfo si rividero. È da smentire il fatto, da più autori riportato, che in tale occasione la Vetsera non si fosse inchinata al passaggio della consorte di Rodolfo, la principessa Stefania del Belgio. Tale fatto, completamente inconcepibile per allora, non è stato mai riportato in nessuna memorialistica e in nessun diario delle persone presenti al ballo e nemmeno in nessun articolo di giornale dai giornalisti presenti. Il giorno 28 gennaio Maria Vetsera e la contessa Larisch uscirono nuovamente insieme per delle commissioni ma invece andarono insieme al castello dal principe ereditario.





I “fatti di Mayerling”



In questa occasione Rodolfo chiese alla contessa Larisch di lasciargli Maria per un paio di giorni e di utilizzare come scusa nei confronti della famiglia il fatto che Maria le fosse scappata di mano mentre lei stava facendo una commissione. I due amanti si poterono così recare a Mayerling, nel Wienerwald, dove il principe possedeva un casino di caccia.

A Mayerling erano ospiti anche Filippo di Coburgo e il conte Hoyos, due amici di Rodolfo invitati colà per una battuta di caccia. Maria venne sistemata nella stanza del principe e da li non si mosse durante il pomeriggio-sera del 28 e per tutta la giornata del 29. Il giorno 29 Filippo di Coburgo tornò a Vienna, rimasero a Mayerling solo il conte Hoyos e la servitù, più i due amanti.
È appurato il fatto che il conte Hoyos non sapesse nulla della presenza della Vetsera, in quanto questa era sempre rimasta chiusa nella stanza di Rodolfo e li aveva consumato anche i pasti. Nella notte tra il 29 e il 30 gennaio 1889 Maria Vetsera perdeva la vita, su tale elemento tutti gli autori sono concordi. Quasi tutti gli autori concordano inoltre che Maria sia morta alcune ore prima di Rodolfo. La versione ancora oggi più accreditata è che Rodolfo sparò alla tempia della Vetsera, pienamente consenziente, e poi rivolse l’arma contro di se dopo aver scritto alcune lettere d’addio ai suoi famigliari.

La Vetsera avrebbe preso la decisione di morire con il suo amato dopo aver costatato l'impossibilità della loro relazione in vita. Altri autori sostengono invece che la Vetsera fosse morta durante la notte per le complicazioni di un aborto effettuato mediante una sonda che le sarebbe stata inserita al castello, prima di partire per Mayerling (versione Holler).
I corpi, completamente ricoperti di sangue, furono trovati dal conte Hoyos e dal servitore Loschek la mattina del 30 gennaio 1889; la baronessa Vetsera giaceva distesa sul letto alla sinistra del principe con il capo semi sommerso dai cuscini ed un fazzoletto stretto nella mano sinistra, il principe invece era piegato in avanti su se stesso e seduto sul bordo del letto. La notizia della morte del principe ereditario fu portata a Vienna dal conte Hoyos. Dalla corte arrivò l'ordine di non rendere noto che il principe ereditario era morto insieme alla sua amante, venne così diffusa la notizia che Rodolfo d'Asburgo era morto per un colpo apoplettico; da Mayerling inoltre doveva uscire un solo cadavere.
Nel pomeriggio del 31 gennaio il conte Stockau e Alexander Baltazzi (fratello della madre di Maria) si recarono a Mayerling e alla presenza di un alto funzionario di polizia trasportarono il corpo della povera Vetsera nel cimitero del monastero di Heiligenkreuz, poco distante da Mayerling. Affinché non si venisse a sapere che a Mayerling era morta una seconda persona, il cadavere della Vetsera venne rivestito e sul capo fu posto il cappello a piume della defunta. Il corpo venne trasportato da Stockau, Baltazzi e dal funzionario di polizia in carrozza fino ad Heiligenkreuz, in questo frangente alla defunta fu infilato un manico di scopa tra il vestito e la schiena in modo che questa sembrasse ritta e non continuasse a cadere. Il cadavere venne seppellito in fretta nell’angolo dei suicidi del cimitero e nessuna lapide fu apposta. Il 16 maggio 1889 la famiglia Vetsera fece erigere la tomba che ancora oggi si può visitare a Heiligenkreuz.


Per quanto generalmente gli storici escludano che dietro i fatti di Mayerling ci sia più dell'omicidio-suicidio di due amanti disperati, sono state avanzate ipotesi alternative alla storia ufficiale.
L'imperatrice Zita di Borbone-Parma (nata nel 1892), vedova dell'imperatore Carlo I d'Austria-Ungheria (il quale regnò dal 1916 al 1918), affermò che Rodolfo era stato assassinato e che il delitto fosse stato mascherato. Responsabili sarebbero stati gli ufficiali della sicurezza austriaci, in risposta alle presunte simpatie dell'arciduca nei confronti della parte ungherese dell'Impero.
Un'altra ipotesi sostiene che responsabili fossero agenti francesi, che avrebbero ucciso Rodolfo perché questi si sarebbe rifiutato di partecipare ad un complotto contro il padre filogermanico. Nessuna prova a supporto di queste teorie è stata però mai scoperta.
 Un articolo di quegli anni

Rodolfo e la moglie Stefania del Belgio

Stefania del Belgio


STASERA SU RAI PREMIUM VA IN ONDA
Il destino di un principe, con Max von Thun e Vittoria Puccini (2007).

3 commenti:

ziamame ha detto...

Complimenti per questa dettagliata elaborazione.
Questa storia ho conosciuto per la prima volta leggendo la biografia di Elisabetta (Sissi) e poi l'ho approfondita leggendo romanzo di Claude Anet "Mayerling"... comunque, mi ricordo bene quanto mi ha scosso quando lo lessi per la prima volta...brrr!
Buah, mi sono persa film. peccato, vedrò se si può ricuperare in qualche modo...

A presto!

lory ha detto...

non ho letto il libro ,ma ricordo perfettamente il film con Omar Shariff...quanto ho pianto, una storia d'amore bellissima...dal tuo profilo leggo che abbiamo molto gusti in comune ti seguirò con mlto piacere lory

Estel ha detto...

Grazie Ziamame.... e Lory benvenuta! E' un vero piacere accoglierti "nell'angolino"!!

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